Cos’è l’inferno?

La recente disputa sul fatto che papa Francesco abbia negato l’esistenza dell’inferno in un’intervista ha attirato molta attenzione. Questo non è sorprendente, dal momento che la credenza in un aldilà, dove i virtuosi sono ricompensati con un posto in cielo e i malvagi sono puniti all’inferno, è un insegnamento fondamentale del cristianesimo.

Allora, qual è l’idea cristiana dell’inferno?

Origini della fede nell’inferno
La credenza cristiana nell’inferno si è sviluppata nel corso dei secoli, influenzata dalle idee ebraiche e greche dell’aldilà.
Le prime parti della Bibbia ebraica, intorno all’ottavo secolo a.C., descrivevano l’aldilà come Sheol, un pozzo oscuro e silenzioso dove le anime di tutti i morti indugiavano in uno stato minimo di esistenza silenziosa, per sempre al di fuori della presenza di Dio. Dal sesto secolo a.C., Sheol fu sempre più visto come un luogo temporaneo, dove tutti i defunti attendevano una risurrezione corporale. I giusti allora dimorerebbero alla presenza di Dio, e i malvagi soffrirebbero nel tormento ardente che venne chiamato “Gehenna”, descritto come un luogo maledetto di fuoco e fumo.
Le prime rappresentazioni dell’aldilà nell’antica Grecia, un regno infernale chiamato “Ade”, sono simili. Lì, gli spiriti svogliati dei morti indugiavano in un’esistenza sotterranea del crepuscolo, governata dal dio dei morti. I malviventi hanno sofferto un cupo carcere a un livello ancora più profondo chiamato “Tartaro”.
A partire dal quarto secolo a.C., dopo che il re greco Alessandro Magno conquistò la Giudea, elementi della cultura greca cominciarono a influenzare il pensiero religioso ebraico. Al tempo dei primi vangeli, tra il 65 e l’85 d.C., Gesù si riferisce alla fede ebraica nel fuoco eterno della Geenna. Altrove, menziona l’esilio dei malvagi dal regno di Dio e la “fornace ardente” dove i malvagi soffrirebbero il dolore e la disperazione e “dove ci saranno pianti e stridor di denti”. Gesù menziona anche l’Ade greco quando descrive come le forze del male – “le porte dell’Ade” – non prevarrebbero contro la chiesa.
Rappresentazione dei sette peccati capitali e delle ultime quattro cose dell’uomo (morte, giudizio, paradiso e inferno). Hieronymus Bosch o seguace.

Idee medievali dell’inferno
Nel primo cristianesimo, il destino di coloro che erano all’inferno era descritto in modi diversi. Alcuni teologi insegnarono che alla fine tutti gli esseri umani malvagi e perfino Satana stesso sarebbero stati ristabiliti nell’unità con Dio. Altri insegnanti sostenevano che l’inferno era uno “stato intermedio”, in cui alcune anime sarebbero state purificate e altri annientate.
Alla fine prevalse l’immagine che dominava nell’antichità. L’inferno era dove le anime dei dannati subivano una punizione tortuosa e senza fine. Anche dopo la risurrezione dei morti alla fine del mondo, i malvagi sarebbero stati rimandati all’inferno per l’eternità.
All’inizio del V secolo, questa dottrina fu insegnata nel cristianesimo occidentale. Fu riaffermato ufficialmente da papi e consigli durante tutto il Medioevo.
I teologi medievali continuarono a sottolineare che il peggiore di tutti questi tormenti sarebbe l’eterna separazione da Dio, la “poena damni”. Le visioni medievali dell’aldilà fornivano dettagli più espliciti: fosse piene di fiamme oscure, grida terribili, puzza di vomito e fiumi di acqua bollente piena di serpenti.
Cerbero, con i ghiottoni nella terza cerchia dell’inferno di Dante. William Blake
Forse la più bella descrizione dell’inferno è stata offerta dal poeta italiano Dante all’inizio del XIV secolo nella prima sezione della sua “Divina Commedia”. Qui le anime dei dannati sono punite con torture che corrispondono ai loro peccati. I ghiottoni giacciono nelle gelide pozze di spazzatura, mentre gli assassini si gettano in un fiume di sangue bollente.

L’inferno è l’assenza di Dio
Oggi queste immagini sembrano far parte di un passato che il XXI secolo ha superato. Tuttavia, il libro di testo ufficiale del cristianesimo cattolico, il “Catechismo della Chiesa Cattolica”, ribadisce la credenza cattolica nella natura eterna dell’inferno. Omette i dettagli cruenti trovati nei precedenti tentativi di descrivere l’esperienza infernale, ma ribadisce che il principale dolore dell’inferno è l’eterna separazione da Dio.
Il Vaticano ha insistito sul fatto che il papa fosse stato citato erroneamente dal giornalista. Ma i teologi hanno sottolineato che Papa Francesco ha sottolineato più volte la realtà dell’inferno negli ultimi anni. In effetti, almeno per i cattolici di oggi, l’inferno è ancora l’angoscia senza speranza dell’assenza di Dio.

Fonte Originale : https://theconversation.com/what-is-hell-94560
Fonte : https://prepareforchange.com/

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