Anima-Lì

I nostri amati ANIMA-LI sono esseri che per definizione contengono un’ Anima

GLI ANIMA-LI contengono, o meglio, sono stati creati allo scopo di contenere, un’anima. Il loro corpo fisico è il contenitore di quest’anima la quale abita per tutta la vita all’interno dell’animale.
La definizione di anima richiederebbe una trattazione ampia e diffusa, però, in linea generale, possiamo dire che una delle principali qualità dell’anima risiede specificamente nella capacità di sentire. E con ciò non intendo certamente un semplice esercizio legato ai sensi (sentire inteso come sinonimo di ascoltare), quanto piuttosto un processo di interiorizzazione; un sentire interiore. Un sentire la paura, ad esempio, o la gioia, o la rabbia, tutti processi legati a qualcosa di più “ fino” rispetto al sentire semplicemente una sensazione riferita al corpo fisico come, per esempio, un dolore. Gli animali, e questo è ancora più evidente se ci riferiamo in particolar modo al cane e al gatto, sono fortemente impregnati da questa potenzialità di sentire interiormente delle emozioni e dei sentimenti. Ognuno di noi è in grado di percepire le emozioni che questi animali ci comunicano nel momento in cui torniamo a casa dopo una lunga giornata di lavoro; è esperienza comune quella di accorgersi che l’animale “ sente” il nostro arrivo prima ancora che noi fisicamente abbiamo oltrepassato l’uscio di casa. “Riconoscerà il rumore della mia macchina?” ci domandiamo distrattamente. ”O forse l’incedere caratteristico del mio passo lungo le scale? O forse si è abituato all’orario del mio lavoro?” Comunque vadano le cose, quando apriamo la porta di casa immancabilmente ci imbattiamo in un’anima che non vede l’ora di renderci partecipi del suo mondo interiore. E proprio questa capacità di comunicare la propria interiorità attraverso un certo movimento esteriore (scodinzolamento, corse pazze, girotondi, capriole, salti ecc.) è un’altra caratteristica peculiare degli animali.

A differenza delle piante che abbiamo in casa, gli animali hanno la capacità di esteriorizzare attraverso il movimento quello che si sviluppa nella loro interiorità

Gli anima-li sono dunque anche anima-ti, dotati cioè di movimento. L’anima degli animali possiede la capacità di far sperimentare al corpo fisico entro la quale abita, sensazioni, emozioni e sentimenti che trovano la loro ragion d’essere proprio nel momento in cui vengono esteriorizzati attraverso il movimento. La gioia che provano nel reincontraci ogni giorno si palesa attraverso determinati movimenti, completamente differenti da quelli presenti nella paura o nella disperazione. E questa capacità di comunicazione è direttamente proporzionale alla complessità del sistema; in altre parole, più sofisticato è il substrato fisico e più dinamico e creativo è il modo di comunicare. Per farla ancora più semplice, una lucertola – che zoologicamente viene collocata qualche gradino più in basso rispetto ai mammiferi – avrà molte meno necessità di comunicare attraverso il movimento la semplicità del suo mondo interiore. L’anima è dunque movimento: interno ed esterno; e come un’onda che dopo aver raggiunto il suo punto massimo si infrange sulla spiaggia, allo stesso modo l’animale che vive con noi scarica all’esterno, attraverso il gioco, la forza delle sue emozioni e dei suoi sentimenti e ci rende partecipi del suo mondo interiore. Che regalo prezioso che elargisce ogni giorno!

L’anima dell’animale vive delle esperienze che la vita terrena le porta innanzi; essa fa tesoro di tali esperienze per far evolvere se stessa e tutti gli altri animali, poiché, possiamo dire senza paura di essere smentiti, che tutti gli animali sono profondamente collegati gli uni agli altri. L’anima animale ha dunque la possibilità di sperimentare una gamma diversissima di esperienze interiori, perché diversissime sono le forme fisiche entro le quali ha l’opportunità di vivere. Pensiamo ad esempio all’enorme differenza che esiste tra un gatto abituato a vivere sul divano di casa e un leone africano che sperimenta la sua esistenza nella savana; pensiamo alla diversità del contenuto esperienziale che queste due anime sperimentano durante la loro esistenza.
Esoteristi, sciamani, spiritualisti, veggenti, tibetani, occultisti, teosofi,Steiner, la Bailey… tutti i grandi Maestri, ci trasmettono insegnamenti sull’ Anima di GRUPPO negli Animali, che entrano in incarnazione sulla terra, fanno esperienza.. e tornano alla Fonte dopo la loro morte.

Se da una parte il leone della savana è completamente legato ai determinismi della Natura (cicli riproduttivi, approvvigionamento di cibo e gerarchia all’interno del branco), dall’altra il gatto domestico, attraverso l’interazione con l’uomo, riesce ad emanciparsi da tali necessità e ad elaborare una sua esperienza, per così dire, molto più individuale. È come se l’anima che vive nel corpo fisico del leone fosse guidata e indirizzata dall’alto verso determinati comportamenti che trovano il loro senso di esistere all’interno di un ecosistema molto più ampio. La “missione” del leone, il senso dell’esperienza di quest’anima, si manifesta specificamente nel suo ruolo di predatore e controllore che regolamenta il giusto numero di erbivori presenti all’interno di una determinata zona. Gli immutabili cicli della savana hanno bisogno del ruolo che quest’anima svolge grazie alle fattezze fisiche del leone proprio per rimanere tali, perché all’interno di questa immutabilità è nascosto il segreto di un profondo equilibrio dell’intero ecosistema.

Esiste, dunque, una netta differenza di esperienza terrena tra l’anima di un animale selvatico e quella di un animale domestico, e tale differenza consiste proprio nell’emancipazione che quest’ultimo fa, in virtù dello stretto contatto con l’umano, nei confronti della sua ANIMA GRUPPO

Immagino farà piacere a chi ama i nostri fratelli animali con cui ha condiviso l’esistenza, sapere cosa accade quando un animale muore e che evoluzione ha compiuto con noi sul pianeta. Premetto che quando parlo di Spiritualità negli Animali o nelle persone e in questo caso di Anima di GRUPPO negli Animali, non tratto un discorso di religione, piuttosto mi riferisco al rapporto intuitivo e percettivo che abbiamo con la sfera dell’invisibile, che si manifesta su livelli di coscienza diversi dal piano materiale, di cui già possiamo vedere una manifestazione tangibile, quando parliamo di emozioni.
Per capire cosa si intende per Anima di Gruppo negli Animali, si può pensare che a differenza dell’uomo, un animale è assoggettato alle leggi del branco dal quale non ha autonomia. Anche alcuni uomini oggi stentano a diventare individui e si muovono in gregge, dipende dal loro livello di evoluzione, o meglio da quello che la loro evoluzione animica richiede in questa incarnazione. Questa visione della realtà, non ha bisogno di interpretazioni razionali, ma va solo percepita con gli stessi sensi che normalmente ci fanno avvicinare e amare il regno animale. Alcune specie sono già avanti nel processo di individualizzazione che porterà loro ad acquisire, oltre il corpo eterico ed astrale, anche quello mentale.

L’individualizzazione è la chiave dell’evoluzione di ogni regno di natura. Ad ogni salto evolutivo di un regno, segue quello del regno precedente.

Quando l’animale muore, la sua anima torna all’Anima di gruppo, portando con sé tutte le informazioni raccolte durante la vita. Il nostro amore è la chiave per la loro evoluzione infatti loro continueranno ad incarnarsi, per proseguire il loro cammino, attraverso l’esperienza terrestre, verso incarnazioni future nel regno umano. Viviamo dunque serenamente il pezzo di strada che percorriamo insieme, certi di essere importanti parametri per l’apertura dei loro canali energetici e del loro corpo mentale.
UN ANIMA GRUPPO QUINDI E’: Un organismo formato da migliaia di individui che sperimenta se stesso attraverso l’esperienza interiore, non tanto del singolo individuo, quanto piuttosto dell’insieme dell’esperienza di ogni singolo individuo.

Ne più ne meno come il nostro corpo, il quale elimina costantemente un certo numero di cellule morte (attraverso la desquamazione cutanea, i capelli, le unghie, ecc.) e altrettante cellule si rigenerano ogni giorno, in un continuo equilibro che varia col variare dell’età.
E come nel nostro corpo esiste un’intelligenza superiore che costantemente regola l’organizzazione e la funzione dei vari organi, così per questi animali esiste un livello di coscienza superiore che regola la loro esistenza a prescindere dalla sopravvivenza o meno dei singoli individui. Tale coscienza superiore viene per l’appunto comunemente chiamata: anima di gruppo.
L’anima di gruppo è dunque un livello di esperienza che l’anima animale fa sul piano fisico, ma che non riguarda specificamente il singolo individuo, ma un numero molto maggiore di animali. Essa è per definizione un’anima, e dunque un’essenza che vive nel sentire; non a caso gli animali sentono che è giunto il tempo di emigrare, sentono che la rotta giusta è in una direzione piuttosto che in un’altra, sentono che è giusto raggiungere quel posto piuttosto che quell’altro. Ma tale sentire non è un sentire autonomo, non riguarda specificamente il singolo individuo, quanto piuttosto un sentire collettivo. È l’anima di gruppo che sente e che comunica al corpo fisico di tutti gli gnu quando partire e dove andare. Essa è dunque qualcosa di non tangibile fisicamente, ma facilmente afferrabile attraverso l’osservazione e il pensiero. L’anima di gruppo non appartiene di fatto al mondo fisico, anche se solo nell’esperienza fisica riesce a fare la sua esperienza e ad evolvere. È il piano della Vita che si esprime attraverso queste anime di gruppo, ed è attraverso l’esperienza fisica che tali anime di gruppo sperimentano nei corpi degli gnu, dei leoni, delle formiche e delle sardine che l’intero piano divino ha la possibilità di evolvere.
I singoli animali selvatici sono per così dire guidati dall’alto, non hanno la possibilità di scegliere perché appartengono alla saggezza divina che regola l’intero pianeta, e come tale la scelta verso una determinata specializzazione biologica (come le formiche e il formichiere o in generale i ruoli di prede e predatori) viene definito dall’alto, allo scopo di mantenere più intatto ed in equilibrio l’organismo Terra.
All’interno di questa dimensione spirituale fatta di anime di gruppo, spiriti guida e animali di potere ha vissuto per millenni l’uomo di ogni civiltà indigena il quale, per lungo tempo, ha avuto la possibilità di sperimentare un tipo di rapporto con il regno animale basato sul riconoscimento e il rispetto verso tale manifestazione del piano della Vita. Nell’epoca attuale, tale collegamento con il piano divino è andato completamente perduto; il collegamento è andato perduto, non i due protagonisti, l’uomo e l’animale. Loro nel frattempo sono cambiati, si sono modificati; in breve, sono evoluti. Hanno seguito delle strade, in un certo senso parallele, che conducono il piano della Vita a sperimentare nuovi livelli di coscienza.
Ora, penso sia proprio questo collegamento che bisogna ripristinare, e veramente sono convinto che tale forma di guarigione non possa che partire dall’uomo. Se l’uomo si sforzerà di percepire la dimensione spirituale del regno animale; se cercherà, consapevolmente, di accogliere nella sua interiorità l’intero mondo animale, o almeno una scintilla di esso, il cane o il gatto che vive al suo fianco, potrebbe già essere un buon inizio. Ben presto si accorgerà che la via che conduce al regno animale non è nient’altro che un’altra via che conduce all’uomo stesso; né più né meno di come diceva Castaneda: :”Per me esiste solo il camminare lungo sentieri che hanno un cuore, lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore. Lungo questi io cammino, e la sola prova che vale è attraversarlo in tutta la sua lunghezza. E qui io cammino guardando, guardando senza fiato”.

Tratto da “Conferenze di Rudolf Steiner” Berlino 1908:
”Anche gli animali hanno un’anima: gruppi interi d’animali affini (come per esempio tigri, leoni, gatti, insomma tutti i singoli gruppi di specie affini) hanno una comune Anima di gruppo, un comune IO collettivo. La distanza che separa i singoli animali qui sulla terra, non ha nulla a che fare con ciò; come le dieci dita appartengono ad una determinata persona, così, per esempio, tutti i leoni appartengono all’anima collettiva del leone. Chi potesse venire a conoscere le singole anime collettive sul piano astrale, troverebbe che la loro caratteristica più spiccata è la saggezza, per quanto poco saggi possono sembrarci i singoli animali sulla terra. Le personalità collettive degli animali sul piano astrale, che hanno i loro singoli membri sul piano fisico, sono realmente assai più sagge delle persone umane; e tutto ciò che ammiriamo come istinti meravigliosi dei singoli animali, è una manifestazione della sapienza delle Anime di gruppo”. Anima di GRUPPO negli Animali “… Sappiamo che gli attuali animali sono da considerarsi come dei nostri fratelli, che si sono staccati dall’essenzialità Umana generale, perché rimasero indietro: difatti furono quelle anime che discesero sulla Terra prima che un Io gli venisse donato, insidiandosi così sulla Terra prematuramente. Quelli che sono oggi uomini, attesero che un Io li compenetrasse, prima di scendere in un corpo fisico. Per l’Anima di gruppo animale, ogni singolo animale è solo una nube che si forma alla nascita, si scioglie alla morte e poi si riforma: si rinnovano solo le sue membra fisiche”.

Nel lungo percorso evolutivo della Terra, l’anima degli animali ha necessariamente dovuto interagire con il piano dell’esistenza dell’umanità; e d’altronde non poteva davvero fare diversamente, dato che ogni livello di coscienza anela a sperimentare quello che le sta immediatamente sopra. E con questo non voglio riferirmi ad un concetto spaziale o peggio ancora a concetti di superiorità o inferiorità, quanto piuttosto a possibilità di esperienze diverse, in definitiva più articolate e complesse rispetto alla mera sottomissione agli istinti di Natura. In questo senso, al di sopra dell’esperienza che l’anima animale sperimenta su questo pianeta, c’è inevitabilmente l’Uomo. L’uomo, per l’anima animale, rappresenta il suo punto di riferimento. E non è davvero difficile capire questo concetto se profondamente soffermo il mio sguardo ad osservare gli occhi di quell’anima-animale che, dal basso verso l’alto, mi guarda, più e più volte al giorno, per chiedermi qualcosa che lui da solo non potrebbe mai fare: aprire una scatoletta, tirare fuori dal frigo la sua pappa, prepararla, aprire la porta che conduce in giardino, essere spazzolato, ecc. Io, come Uomo, sono realmente il suo punto di riferimento, perché il rapporto che abbiamo instaurato è basato sul fatto che lui delega a me ogni specifico momento della sua esistenza, dal cibo, alla riproduzione, allo svago e al gioco. Lui affida a me la sua vita; l’intera sua esistenza. Egli è un’anima animale che desidera, come scelta di vita, passare più tempo che può in mia presenza.

Abbiamo visto che secondo il pensiero esoterico/teosofico che alcune specie animali, stanno più avanti di altre nella scala evolutiva e secondo la teosofia sono: Cani, Gatti, Elefanti e Cavalli. Stanno uscendo dal branco e manifestano una sorta di consapevolezza di sé stessi

Ne il “Trattato dei Sette Raggi” volume primo Psicologia Esoterica di Alice A. Bailey leggiamo:

“… Nel Regno Animale fanno la loro prima comparsa la pena e il dolore, mentre nelle specie superiori ed addomesticate quei due processi educatori appaiono con evidenza maggiore. L’opera che l’uomo svolge sugli animali è di effetto potente, e finirà per riaprire loro la porta di transizione al regno umano. In parte il lavoro già compiuto, ha superato l’aspettazione divina e potrà consentire un accelerarsi del Piano”.

“… Si noti che per quanto sembri grande la differenza fra l’uomo e gli animali, in realtà il loro rapporto è molto più stretto di quello esistente tra il regno animale e il vegetale. Quando interviene il Sesto Raggio, appare la facoltà di essere addomesticati e ammaestrati, che in ultima analisi è quella di amare, di servire e di emergere dal gregge per passare nel gruppo.”

“… Ma crescendo l’influenza che il regno umano esercita sugli animali e data la tendenza costante alla domesticità che questi dimostrano, vedremo affiorare una certa misura di finalità; il mezzo perché ciò avvenga è il volgere l’amore e l’attenzione dell’animale verso il proprio custode umano. Questo esempio esprime alcune responsabilità che l’uomo ha nei confronti di quel regno. Gli animali domestici devono essere ammaestrati ad agire con volontà applicata . L’uomo per ora sembra interpretarlo come volontà da parte dell’animale di amarlo, ma si tratta di qualcosa di più profondo e fondamentale del semplice desiderio dell’uomo di essere amato. L’addomesticamento degli animali selvatici, adattandoli a condizioni di vita regolata, fa parte del processo divino di integrare il Piano”.

“… Il Terzo Raggio di divina Intelligenza è più potente ed attivo nel regno animale che nell’uomo. Gli animali che si individualizzano oggi, sono in ogni caso quelli domestici come : il cavallo, il cane, l’elefante , il gatto. Questi quattro gruppi di animali sono attualmente “in processo di trasfusione”, ed una ad una le unità di vita, vengono preparate ed avviate alla porta di quel particolare procedimento iniziatico che, per mancanza di un termine migliore, chiamiamo individualizzazione. In quella condizione, attendono finché non verrà emanata la parola che consentirà loro, di attraversare la porta che li immette nella: “Triplice via che conduce alla duplice via, percorsa la quale staranno finalmente dinnanzi alla porta d’oro. Quest’ultima porta li introduce sul Sentiero che è unico, solo e singolo, e scompare nella Luce”.
“… Gli elefanti sono espressioni di primo raggio, i cani di secondo, i gatti di terzo e i cavalli di sesto. Gli animali che appartengono ad altri raggi non sono ancora pronti per l’individualizzazione. “

Un giorno, un signore di mezza età, portò in un ambulatorio veterinario quattro gattini osservando: “Sua mamma è morta sotto una macchina quando erano ancora molto piccoli. Io e mia moglie li abbiamo tirati su con il biberon; poi li abbiamo svezzati, abbiamo costruito delle casette di legno in giardino e abbiamo dato loro la possibilità di scegliere dove vivere. Uno è entrato subito in casa, il più docile; due vanno e vengono, nel senso che riesco a toccarli e ad accarezzarli, uno un po’ di più, a dire il vero, mentre l’altro è un po’ più schivo; il quarto invece non si fa nemmeno avvicinare, mangia rapidamente e rapidamente torna in bosco.”
Il veterinario esaminò il primo dei quattro fratelli. Partì subito con le fusa; non era per niente preoccupato né dell’ambiente né di quelle mani sconosciute che lo frugavano in cerca di una qualche imperfezione. “È sano e anche molto affettuoso” esclamò il veterinario e il signore annuì.
Per tirare fuori dalla gabbia il secondo gattino e il terzo ebbe qualche difficoltà ma approfittò del loro ‘panico’ per visitarli meglio che poteva nel minor tempo possibile.
Il quarto gattino lo visitò solo da oltre le sbarre.
Quattro fratelli; quattro diverse esperienze che l’anima animale fa attraverso di loro:
– un’esperienza selvatica, un’esperienza di passaggio, più o meno intensa, e una di vicinanza all’uomo. Senza che nessuno obblighi nessuno a scegliere suo malgrado.

Ma cos’ha dunque da imparare dalla mia vita un’anima animale al punto di scegliere di starmi così vicino? Quale esperienza, così profondamente diversa dal mondo selvatico, si cela dietro il rapporto con l’umano?
Abbiamo visto, nella parte precedente, che l’anima animale allo stato selvatico sperimenta se stessa attraverso un tipo di esperienza che trova il suo senso di esistere all’interno di rigidi schemi biologici: il rapporto predato-predatore e il numero di animali presenti in un territorio e le migrazioni cui abbiamo accennato, sono due aspetti di questi schemi, i quali non permettono all’anima animale alcuna possibilità di movimento autonomo nel loro interno.
L’evoluzione, la crescita interiore, si sa, è fatta di esperienze, perché è proprio nella diversificazione delle esperienze che si può acquisire un certo grado di conoscenza.

L’anima animale, quella parte del piano della Vita che si identifica con tale essenza, decise allora che se voleva sviluppare nel suo interno un diverso grado di coscienza, avrebbe necessariamente dovuto aprire delle “porte” verso quei livelli di coscienza che erano in grado di poterle fornire l’esperienza di cui necessitava per la sua evoluzione. Nello specifico, quei livelli di coscienza che anelava affiancare per poter crescere, erano rappresentati, ovviamente, dall’Uomo, in quanto, per complessità e completezza, rappresentava il suo punto di riferimento. Allo stesso modo del regno vegetale, dove i fiori, strutture complesse e articolate, punta di diamante dell’intera evoluzione del regno vegetale, rappresentano il punto di contatto con gli insetti, la porta d’accesso all’esperienza interiore del regno animale.
Quella porta dunque, migliaia di anni fa, si dischiuse leggermente per permettere ad alcuni animali ( solo alcuni in verità, in quanto per l’anima animale rimaneva comunque essenziale il ruolo svolto all’interno dell’anima della Terra ) di sperimentare la complessità dell’interiorità umana.
Attraverso questa porta fluì una parte delle anime animali, di quelle anime che passarono dalla foresta (dalla silva) alla casa (alla domus), anime animali le quali lasciavano l’esperienza selvatica, rigidamente organizzata dall’alto, per sperimentare una dimensione domestica organizzata secondo principi umani. E in tale percorso, inevitabilmente, le anime animali dovettero lasciare indietro i dettami dell’anima di gruppo per sperimentare un cammino, per cosi dire, individuale.

“Come si chiamano?” chiese al signore di mezza età che aveva portato a visitare i quattro fratellini al veterinario:
“Faruk, il più docile, Mohamed e Abdul quelli di mezzo e Mustafà quello selvatico. Sa dottore, – si giustificò l’uomo – sono arrivati qui senza che noi lo volessimo, come gli extracomunitari; che ci possiamo fare??? Li ospitiamo e gli diamo da mangiare; penseranno poi loro a trovare il senso di questa esperienza.”

Dare un nome a un animale sigilla il percorso di individualizzazione che l’anima sta compiendo all’interno del grande processo evolutivo. La individualizza, perché Faruk è diverso da Mohamed; al contrario di un branco di gnu, il quale, a parte le dinamiche emozionali legate al dominio territoriale e dunque al mero istinto di propagazione della specie, si identifica nella medesima esperienza terrena. Dare un nome aiuta l’anima animale a sentirsi diversa dal gruppo. L’aiuta a sentirsi un’anima parzialmente individualizzata.

“L’uomo possiede un corpo costituito da numerose cellule, ciascuna delle quali ha una coscienza individuale. Lo Spirito-gruppo è costituito nel medesimo modo. È un’entità funzionante nei mondi spirituali e possiede un corpo spirituale composto di numerosi spiriti individuali di animali. Lo Spirito-gruppo non può funzionare nel Mondo Fisico; esso si evolve inviando i diversi spiriti di animali nei corpi di cui ha creato la forma; nel loro insieme essi formano famiglie o specie, che egli dirige tramite suggerimenti da noi chiamati istinto.
Quando il corpo di un animale muore, il suo spirito ha acquisito inconsciamente una certa esperienza, per il semplice fatto d’aver funzionato in un veicolo fisico. Dopo un certo tempo, questo aspetto animale è riassorbito nel corpo spirituale dello Spirito-gruppo, ove rimane il tempo necessario allo spirito per assimilare l’esperienza raccolta da questo particolare spirito di animale. A poco a poco, così, lo spirito gruppo ingrandisce e si evolve, come pure gli spiriti di animali suoi pupilli. Quando questi spiriti-animali saranno diventati umani in una futura incarnazione terrestre, lo spirito gruppo veglierà su di essi a titolo di spirito razziale o nazionale, fino a che siano del tutto capaci di prendersi cura di se stessi individualmente. Gli Spiriti-gruppo degli animali dimorano nel Mondo del Desiderio e circondano la superficie della Terra. Gli Spiriti-gruppo delle piante sono nella parte del Pensiero Concreto che occupa il centro della Terra; gli Spiriti-gruppo dei minerali non sono ancora entrati nell’atmosfera della nostra Terra. Essi dimorano nella Regione del pensiero Astratto.

Gli Spiriti-gruppo degli animali sono sovente visti nel Mondo del Desiderio con corpi umani e teste di animali. I disegni dei templi egiziani rappresentano in modo rozzo l’aspetto di questi Spiriti-gruppo. Il ricercatore esperto non ha difficoltà a intrattenersi con esse e ha spesso occasione di meravigliarsi della loro erudizione.
Dopo la morte fisica, sussistono sotto forma di animali ? Si.. essi perdurano sotto questa forma per un tempo più o meno lungo, secondo il loro stadio di evoluzione, in un corpo del desiderio fatto della sostanza del Mondo del Desiderio. Anche gli insetti che ci capita di schiacciare sul marciapiede possono essere visti dal chiaroveggente nella loro forma per alcuni istanti; lo spirito poi, torna subito alla sorgente centrale dello Spirito-gruppo.
Nel caso di un cavallo, di una mucca o di altro animale superiore, più coscienti, rimangono un tempo più lungo nel Mondo del Desiderio.
Come il nostro corpo è composto di numerose cellule, ciascuna avente vita propria, ma tutte soggette alla nostra intelligenza, lo Spirito-gruppo di una specie di animali, che è un’entità spirituale appartenente ad un’evoluzione diversa dalla nostra, possiede un corpo spirituale composto da un grande numero di spiriti-animali in via d’evoluzione. Di tanto in tanto lo Spirito-gruppo invia uno di questi spiriti a incarnarsi nei corpi di animali della sua specie. Alla morte dei corpi, questi spiriti, avendo acquisito durante la loro incarnazione, un grado più elevato di coscienza, ritornano allo Spirito-gruppo; ciò gli permette di evolversi, aiutando in pari tempo gli spiriti individuali degli animali di cui è incarnato. Come qualsiasi altro spirito, lo Spirito-gruppo non può morire. Egli è il guardiano degli spiriti degli animali.

Via via che questi spiriti si evolvono, il corpo spirituale dello Spirito-gruppo subisce una metamorfosi. Quando gli spiriti degli animali si saranno sufficientemente evoluti, ciascuno separatamente, diverranno esseri umani individualizzati, ma continueranno a essere sotto il controllo del medesimo Spirito-gruppo, come le nazioni e le razze umane sono sotto la direzione di uno spirito di razza.
Gli uomini non diverranno padroni di sé stessi che quando si saranno evoluti al di sopra dei legami familiari e nazionali.È ciò che Cristo intendeva con queste parole:
“Se un uomo non abbandona suo padre e sua madre, non può seguirmi”, perché il padre e la madre sono dei corpi, dei legami, degli ostacoli. Gli spiriti non hanno né padre né madre; essi non sono che uno, in definitiva. Diremo dunque, a proposito dell’Anima di GRUPPO negli Animali e di quello che diventa dopo la morte, che dopo aver abbandonato il corpo, ritorna subito allo Spirito-gruppo al quale appartiene.
N.B. L’affetto e le cure che il loro custode ha loro prodigato aiutano molto gli animali nella loro evoluzione; mentre gli animali selvaggi agiscono unicamente secondo i suggerimenti del loro Spirito-gruppo che noi chiamiamo istinto, gli animali domestici mostrano attitudine a pensare che supera di molto l’evoluzione normale della media degli animali di oggi. È da noi uomini che essi hanno ricevuto questa attitudine in virtù dello stesso principio secondo il quale un filo metallico, non carico di elettricità, ma posto vicino ad un altro che lo è fortemente, si carica per induzione. In modo analogo, gli animali domestici non sarebbero capaci – se restassero abbandonati a se stessi – di pensare, ma imparano a farlo in una certa misura, tramite il contatto con noi. Possiamo concludere che gli animali che abbiamo addomesticato diverranno a suo tempo istruttori dei loro fratelli meno avanzati.

Inoltre ….. Nessuna forma animale attorno a noi è stata creata dall’uomo.

Tutte, dalla più elevata alla più infima, sono le emanazioni di Spiriti-gruppo, entità spirituali che appartengono a un’evoluzione diversa del regno umano. L’uomo, però crea delle forme tramite il suo pensiero. Ora, i cattivi pensieri di timore, di vendetta, di odio, di discordia, ecc.. colpiscono le forme, le quali, nel corso dei secoli, si cristallizzano in quelli che chiamiamo bacilli. I microbi delle malattie infettive, in particolare, sono l’incarnazione del timore e dell’odio; per questa ragione sono vinte dalla forza opposta, cioè una fiducia coraggiosa.
Come un diapason comincia a vibrare quando ne viene colpito un altro della stessa tonalità, così vediamo agire i germi microscopici, Se noi ci avviciniamo, tremanti di paura, a una persona infetta da malattia contagiosa, attireremo certamente su noi i germi deleteri. D’altro canto, se non abbiamo paura, sfuggiremo all’infezione, soprattutto quando l’amore ci ispiri. Mai l’amore spinge ad uccidere. Tuttavia se fossimo padroni della vita di certe creature velenose, avremmo senz’altro ragione di ucciderle per permettere loro di incarnarsi in forme superiori. Non essendo però in grado di giudicare se quella forma abbia vissuto tutto il tempo necessario, non possiamo, per bontà di cuore prenderci la responsabilità di spegnere una vita incarnata nel suo veicolo SIAMO TUTTI FRATELLI IN EVOLUZIONE.
L’unico caso in cui possiamo uccidere veramente per amore è quando vediamo un animale incurabilmente mutilato; ci è allora permesso di abbreviare le sue sofferenze, ricorrendo all’eutanasia.

Se siete arrivati fin qua sicuramente avete compreso cosa si cela dietro l’addomesticamento che si mette in pratica volenti o no, quando un animale entra a far parte della nostra vita. Adesso siete pronti ad abbandonare i conflitti della personalità e i sensi di colpa, che deviano il cammino verso la sacra umanizzazione di molte specie domestiche. Levare un prato a un cane o a un gatto per ospitarlo sul nostro divano, non è certo un abuso o una privazione, ma un’opportunità di crescita che porta verso lo sviluppo graduale di un IO che li affranca dalla specie di appartenenza

Questo processo di individualizzazione del regno animale, è graduale e richiede ERE cosmiche, intanto adesso noi siamo protagonisti di questa meravigliosa fusione tra i regni di natura. Godiamocela tutta e ringraziamo per questo dono!

Fonte : http://ghiandolapineale.blogspot.it/2015/10/anima-li-gli-animali-sono-esseri-che.html
Fonte : https://camminanelsole.com/i-nostri-amati-anima-li-sono-esseri-che-per-definizione-contengono-un-anima/

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