La questione medicinali e i “quanti”

La moderna medicina curativa mediante i farmaci industriali si è sviluppata solo negli ultimi decenni, procedendo di pari grado con l’evoluzione delle tecniche di sintesi chimica offerta dall’industria, appunto, chimica. Nel passato i rimedi erano esclusivamente naturali, non esisteva la chimica, e solo in alcuni luoghi esistevano gli alchimisti che con i loro elisir tentavano di ottenere dei rimedi specifici, spesso fallendo.

Chi praticava la medicina curativa riceveva l’addestramento da persone con esperienza e non sempre la loro capacità era all’altezza del compito. Erano molto più competenti, e lo sono tuttora, in altre zone del pianeta, rispetto al mondo occidentale. Mentre da noi, il così detto cuore della civiltà, non sempre le tecniche di cura frutto di tradizioni erano accettate, erano infatti spesso osteggiate per motivi religiosi.

Il nascere dell’industria, che ha fornito nuovi modi di manipolare la materia, ha portato al culmine finale l’ostilità verso le cure tradizionali basate su rimedi naturali, che sono poi diventati alternativi, con chiara connotazione negativa. La nascente industria farmaceutica doveva soppiantare i rimedi naturali con i propri nuovi prodotti, fabbricabili in gran quantità e a costi minimi, con il chiaro intento di crescere come investimento finanziario, e di allargare il più possibile la vendita ed il consumo dei nuovi farmaci.

Non è vero che l’industria farmaceutica osteggi i rimedi naturali, ne osteggia la diffusione, perché ridurrebbe i profitti. Il realtà sin dai primordi il massimo sforzo dei chimici farmaceutici è di creare per sintesi le stesse molecole che la natura crea nelle erbe, nei funghi, nelle muffe, nei licheni, nelle alghe, negli alberi, negli insetti, nei molluschi, negli animali, ecc. Senza quindi dover allevare, o cercare, queste molecole nei naturali produttori. Si pensi, ad esempio, alla penicillina, il primo degli antibatterici, era una muffa. Oggi ci sono decine di derivati. Ma come possono essere tutti efficaci?

Infatti oggi l’industria farmaceutica sta “cavalcando la tigre”, se non continua ad allargare le vendite non può progredire e oggi non cerca più soltanto di copiare il lavoro della natura, si creano nuove sostanze, derivate da altre già fabbricate prima, con la speranza di ottenere qualche risultato contro qualche tipo di malessere, con costose e spesso artefatte sperimentazioni e con la ferma intenzione di curarsi soltanto di malesseri di vasta diffusione. Purtroppo non solo questo, l’obiettivo odierno è di sfornare rimedi che combattono sopratutto i sintomi, così che il malato non guarisca realmente e continui ad alimentare le macchine delle produzioni in serie di ritrovati chimici e non biologici.

C’è materia di infinite discussioni su questi temi, ma qui ci occupiamo della questione fondamentale:

Perché i rimedi sintetizzati dall’industria farmaceutica non sono efficaci come quelli naturali che vogliono imitare e sostituire e perché hanno effetti collaterali, così dannosi ed incontrollabili?

Per dare una risposta è necessario fare una premessa e rivedere le nozioni comunemente ancora oggi accettate di come sia la materia e di come interagiscono gli elementi per dare luogo ai composti chimici

La trasmutazione degli elementi
La tradizione storica dell’alchimia asserisce che sia possibile trasmutare un elemento in un altro. Le conoscenze tramandate nell’antichità non erano in grado di discernere tra una reale trasmutazione o una semplice reazione chimica, e le tradizioni erano derivate da antichi testi scritti chissà quando e da chi (Questi antichi testi descrivevano davvero una scienza non ancora scoperta oggi, ma sono stati perduti e le trascrizioni successive non erano conformi al sapere originale). Solo quando è nata quella scienza che oggi si chiama chimica si è potuto riconoscere ciò che realmente avviene tra le sostanze, ma solo fino ad un certo punto.

Alla nascita della scienza del piccolo, la fisica nucleare, uno degli obiettivi è stato proprio quello di ottenere la trasmutazione degli elementi, non soltanto la ricombinazione dei composti tra elementi. “Nel 1919 Rutherford, usando con felice intuizione le particelle a come “proiettili”, realizzò per la prima volta nella storia della scienza il sogno degli alchimisti (la cosiddetta transmutatio materiae), trasformando il nucleo di un atomo di azoto nel nucleo di un atomo di ossigeno. Non si trattava infatti di una comune reazione chimica, ma di una vera e propria trasmutazione nucleare, cioè trasmutazione di un nucleo in un altro. Lo scienziato aveva così trasformando la materia, realizzato un vecchio sogno dell’umanità intera.

Tuttavia si trattava solo di un esperimento, realizzato con complesse apparecchiature,
quelle stesse che nello stato dell’arte attuale sono gli acceleratori di particelle, immense costruzioni che usano immense quantità di energia. Ma la trasmutazione che si ottiene, oltre ad altri obiettivi, non fornisce delle quantità significative di reazioni, ma per lo più indicazioni che le trasmutazioni sono una realtà.

Recentemente un ricercatore ungherese dilettante, per così dire, ha fatto uno straordinario esperimento, particolare per l’esito e, sopratutto, per la semplicità. Ha preso una normale lampada fluorescente e l’ha inserita nel condotto del magnetron di un normale forno a microonde. Accendendo la lampada, che forma un plasma del gas che ne è all’interno, e irrorandola con le microonde del magnetron, ha visto che ad un certo livello di irrorazione la temperatura della lampada saliva fino a fondere il vetro.
Cioè avveniva un apporto di energia, proveniente da qualche parte. Ma, molto più importante si formavano all’interno della lampada degli elementi che prima non esistevano, ed in quantità significativa, come il deposito di zolfo sulla parete di vetro nettamente visibile come una macchia gialla.

Di certo una trasmutazione, prima non c’era nella lampada tale elemento. E, non solo, questa trasmutazione avviene nello stesso modo ipotizzato dai fisici nucleari, ma in modo estremamente più semplice ed economico, tuttavia non per le ragioni da loro ipotizzate.

Un altro esperimento, e questo è davvero alla portata di tutti, usando sempre lampade, ma questa volta ad incandescenza con il filamento di tungsteno. Quando si usano nelle condizioni normali si ottiene calore al 90%, luce al 10% e una progressiva migrazione del metallo del filamento verso le pareti, sublimazione del tungsteno. Ma se si applica ai capi del filamento una forte scarica elettrica, il tungsteno svanisce e si trasmuta in neon, il gas inerte, che prima non c’era nel bulbo.

La cosa più sorprendente sulla trasmutazione è tuttavia cosa succede alle galline. Non solo, anche agli altri uccelli, ad altri animali e persino all’uomo in certe particolari circostanze. Gli esseri viventi sono in grado di trasmutare gli elementi. Sono stati fatti vari esperimenti in molte rigorose condizioni, con le galline. Se alla gallina viene dato del mangime che non contiene l’elemento calcio le uova non hanno più il guscio, perché si esaurisce la quantità di calcio disponibile. Ma dopo poco la gallina ricomincia a produrre uova con il guscio. E’ stato appurato, facendo pesature accurate degli elementi in gioco, che il potassio viene trasmutato in calcio. Cioè la gallina, l’essere vivente, ottiene la trasmutazione senza nessuna attrezzatura, se non le cellule preposte alla fabbricazione del guscio, che ad un certo punto fabbricano da sé il calcio necessario. La trasmutazione, è stato accertato che avviene anche per altre combinazioni, quando le condizioni esterne ne provocano la necessità.

I fisici nucleari non hanno da dare spiegazioni, l’evidenza ci dice tuttavia che la cellula vivente, di sicuro attraverso il suo Dna, non è solo un laboratorio chimico è anche un laboratorio che possiamo oggi definire come quantistico, poiché le reazioni che è in grado di eseguire sono a livello sub atomico.

Ora diamo un’occhiata alla nuova concezione dell’atomo. I Phoenix Journals, nella serie Pleiadean Connection, ci offrono la spiegazione di come siano realmente composti gli atomi della materia. Non ci sono particelle, l’atomo è pura energia contenuta in una zona di spazio che la contiene. In realtà le particelle ci sono, ma sono infinitamente più piccole e sono dotate di proprietà esprimibili in dodici tipi, nettamente separate, o indipendenti vettori (inteso come grandezze) diversi. Uno di tali parametri è l’energia. Ogni atomo ha al proprio interno una quantità, possiamo dire, di “quanti” che sono dotati, nel vettore “energia”, dell’energia applicata durante la sua creazione. Il vuoto, composto anch’esso di “quanti” ad energia nulla, ma che possiede, come vettori che nel grande sono le tre dimensioni, dei valori che, quindi, fanno assumere alla zona la struttura tridimensionale, ovvero cubica.

La zona interna è bloccata dal contenimento e tentando di espandersi va incontro alle pareti e di conseguenza forma un vortice. La velocità è per questo universo quella della luce, in quanto ogni cosa che transita nel vuoto, fatto di “quanti”, di questo aspetto del Creato, il nostro universo, sia i “quanti” energizzati e sia le onde elettriche, i flussi elettrici o magnetici, la luce appunto che è un’onda elettrica, il calore, ecc. può essere trasportata, come onda, mediante quei “quanti” che sono caratterizzati per il vettore “velocità” del valore che è relativo alla struttura del nostro universo.

Altre strutture hanno velocità diverse ed è questo parametro che le differenzia, ovvero la velocità della luce non è un assoluto, ma è intrinseca al tipo di realtà dell’universo considerato. Modificando questo valore si ottiene una velocità diversa, ma anche la traslazione in quella specifica realtà alternativa, e vice versa.

Ora, il turbine di energia che è contenuto nell’atomo determina delle differenti azioni sulle zone di confinamento, proprio a causa della struttura tridimensionale del vuoto. A seconda del rapporto fisico tra l’interno e l’esterno e della dissimmetria risultante del vortice interno, si vengono a delineare le proprietà di ciascun atomo, come valenze chimiche, valori di permeabilità elettriche, cariche residue dislocate in modo simmetrico, che generano i cristalli o altre disposizioni che danno luogo a tutte le diverse proprietà degli elementi.

Si tratta soltanto ed unicamente di quantità di energia, il cui valore in rapporto al vuoto stabilisce tutte le proprietà dell’atomo.

Quindi, in sostanza, tutti gli atomi sono la stessa cosa, e non solo, sono la stessa cosa quello che la scienza chiama particelle o raggi vari, tipo radioattività, perché secondo la classificazione ancora in uso oggi sono di, così detto, peso atomico inferiore all’idrogeno.

L’energia all’interno dell’atomo non è eterna, il proprio vortice ne consuma una parte e col tempo diminuisce. Riducendosi vengono a cambiare i rapporti con la zona di confinamento e, quindi l’atomo, ad un certo punto, cambia la propria natura, trasmuta verso una configurazione stabile dotata di minore energia, in pratica verso un altro elemento. Questo avviene naturalmente, il decadimento avviene per tutti gli elementi, in quelli di grande peso, ovvero valore energetico, come l’uranio per esempio, la membrana di contenimento è maggiormente sollecitata e quindi permette, a seconda del rapporto instaurato con il nucleo interno, una liberazione di energia che si manifesta semplicemente come la fuoriuscita di un elemento di energia molto minore, ciò che la scienza chiama radioattività.

Gli isotopi sono semplicemente passaggi intermedi tra un elemento e l’altro che si formano durante il normale processo di decadimento, e possono essere più o meno stabili a seconda di quale equilibrio vengono a formare nelle particolari condizioni di variazione dell’energia interna. Possono conservare alcune delle caratteristiche degli elementi vicini, ne possono cambiare altre o formarne delle nuove. Gli atomi non sono soltanto soggetti al normale decadimento, possono anche essere influenzati da manipolazioni esterne, cioè un apporto energetico li fa trasmutare in un elemento di maggiore energia, un prelevo di parte di energia li può far variare verso una configurazione con diverse proprietà, come detto sopra.

Gli esempi di trasmutazioni accertate, e ce ne sarebbero molti altri, che la scienza nucleare non spiega, possono essere facilmente compresi dopo la premessa che abbiamo esposto più sopra su come sia realmente la struttura dell’atomo. Si vede subito che il modello di Bohr / Rutherford, ancora oggi alla base di ogni studio e ricerca, non è in grado in nessun modo di spiegare il verificarsi delle trasformazioni suddette. Tale modello può soltanto, non spiegare, ma dare un’idea di cosa avviene durante le reazioni chimiche.

Le reazioni chimiche avvengono mediante le valenze degli elementi che, se messi in contatto (meglio in prossimità) sia tra loro stessi che con elementi diversi, instaurano dei legami che, secondo la scienza tradizionale, sono dovuti alle cariche intrinseche di ciascun elemento per la mancanza o l’eccesso di particelle interne. Ma questo non è vero perché le reazioni chimiche determinano quasi sempre anche uno scambio energetico, quindi non ci sono in gioco valori precisi di equivalenza, ma sempre avviene un aggiustamento con richiesta oppure fornitura di energia.

Come nella classica combustione del fuoco, da dove proviene l’energia termica? Se non dagli elementi che concorrono alla reazione di ossidazione? E’ energia che si libera dallo scambio energetico di valori non perfettamente equivalenti, quindi l’eccesso viene liberato sotto forma di calore. Anche, per esempio, le reazioni di ossidazione e riduzione dell’idrogeno producono energia, l’ossidazione, o ne richiedono, la riduzione, ovvero la scomposizione dell’acqua nei suoi elementi.

Quindi, di conseguenza, le normali reazioni chimiche producono anche una lieve trasmutazione degli elementi in quanto perché avvengano ci devono essere degli aggiustamenti energetici, che altro non sono che modifiche della quantità di energia interna. Si comprende pertanto che la scienza antica a cui si ispiravano gli alchimisti aveva scoperto come affinare l’ambiente in cui provocare determinate reazioni chimiche in modo tale da influenzare la trasmutazione stessa degli elementi in modo controllato.

D’ora in poi sarà necessario chiamare le reazioni chimiche col nome di REAZIONI QUANTISTICHE, e le tradizionali reazioni chimiche sono solo un caso particolare di rozze e senza controllo reazioni tra elementi che producono risultati diversi a seconda dei gradienti di energia a disposizione.

Un esempio è la presenza di un catalizzatore per ottenere alcune reazioni chimiche. Alcuni elementi, come il nikel, sono essenziali affinché avvengano certe reazioni, certi composti. La scienza ha determinato che sì, effettivamente, avvengono scambi energetici con il catalizzatore. Perché, però, il catalizzatore si esaurisce, si avvelena, dopo un po’ di tempo? L’unica risposta è che la sua capacità di fornire un aiuto energetico alla reazione in corso viene a mancare, perché è venuta a modificarsi la struttura interna dell’atomo del catalizzatore stesso, eliminando la propria capacità di apportare energia. L’elemento è trasmutato verso una forma che non possiede più tale caratteristica.

L’ossigeno presente nell’atmosfera è prodotto per buona misura dalla clorofilla presente nelle piante e dalle diatomee che sono diffuse negli oceani e in ogni altro corso d’acqua. Tale ossigeno è prodotto mediante reazioni di riduzione, ossia viene scomposto da altre molecole complesse che si sono generate dalle trasformazioni dei prodotti di combustione dell’ossigeno stesso. Le semplici reazioni che riguardano l’acqua ci evidenziano che per slegare l’ossigeno dai residui della combustione, o ossidazione, occorre aggiungere energia. Dove? Nell’ossigeno stesso, nell’elemento, e ciò non può ovviamente essere ottenuto aggiungendo una particella come direbbe uno scienziato ancorato alle vecchie teorie.

L’ossigeno viene arricchito energeticamente e così potrà nuovamente agire in reazioni di ossidazione o combustione. Sono le cellule viventi ad operare questo arricchimento, quelle vegetali che contengono clorofilla o le microscopiche animali, le varie specie di diatomee. Non c’è altra conclusione da trarre se non che le cellule viventi sono in grado di trasmutare l’ossigeno dalla forma meno energetica a quella di maggiori capacità. Rimanendo sempre ossigeno, le variazioni sono lievi, per ora non misurabili facilmente, ma non ci sono altre spiegazioni possibili.

Le cellule viventi traggono il loro nutrimento dalle sostanze che sono lì presenti. E’ forse meglio dire dalle energie che hanno intorno, abbiamo visto che gli atomi sono energia, e molte cellule prosperano, come quelle vegetali che contengono la clorofilla, in presenza di luce, che è radiazione elettrica o elettromagnetica. Il nucleo è in grado, usando questi “mattoni”, di costruire le molecole che servono sia al proprio sviluppo che alla propria riproduzione. La struttura delle molecole presenti nei dintorni è diversissima da quelle che verranno prodotte, ogni nuova molecola deve essere sintetizzata, ma a differenza dei reattori chimici che la chimica usa oggi, la sintesi è così selettiva da manipolare i contenuti energetici degli atomi in reazione per ottenere l’esatta corrispondenza con il risultato desiderato.

A volte questa operazione fornisce anche calore all’esterno, come ad esempio la fermentazione, ma normalmente la cellula economizza il processo, salvo che il calore prodotto sia necessario, come per gli animali a sangue caldo. Il dna è, ovviamente, anch’esso duplicato, e deve essere identico, quindi l’ossigeno, l’idrogeno e l’azoto devono essere quelli che si legano nel corretto modo per dare luogo all’insieme di molecole esattamente uguali all’originale, quindi gli scambi energetici che danno luogo a quella ben precisa geometria della molecola dovono essere esatti.

La forma della molecola finale. Si è appurato che nello stato attuale sono due spirali incrociate, la forma è originata dalle mutue posizioni che assumono gli atomi, e questo avviene perché gli atomi stessi si legano dove ci sono le cariche elettriche, che una volta chiamavamo valenze, sulla superficie della zona di confinamento dell’energia interna. Tali cariche devono avere un preciso valore determinato dalla esatta quantità di energia interna, per poter dare luogo alla precisa struttura, come è necessario.

Il materiale di partenza, contenuto nei dintorni, potrebbe essere leggermente alterato, come l’ossigeno presente non in forma libera, e quindi la cellula, il laboratorio quantistico, opera le redistribuzioni delle energie nel modo appropriato. Nell’esempio riportato poc’anzi la gallina non solo provvede a duplicare la cellula che poi ingrandendosi diventa l’uovo, ma provvede anche a sintetizzare l’elemento calcio dall’elemento potassio per formare il guscio, quando nel materiale a disposizione dovesse mancare. Questa è senza possibilità di dubbio una reazione quantistica, una manipolazione dell’energia contenuta all’interno dell’atomo, una trasmutazione.

Date queste premesse, possiamo perciò vedere la grande differenza che esiste tra un composto “naturale” ed uno artificiale. Le analisi, chimica, spettrografica, ecc, dicono che sono identici. Per i prodotti il cui uso non coinvolge organismi viventi questo può anche bastare. Ma per l’impiego che coinvolge degli organismi viventi è necessario nutrire delle profonde riserve. Senza stare ad indagare quali che siano le ragioni di quanto segue, molti organismi viventi producono sostanze che non sono direttamente necessarie alla propria vita, e le accantonano per renderle disponibili ad un uso preordinato. Gli esempi sono tantissimi, alcuni frutti creano l’acido malico e l’acido ascorbico. Quest’ultimo è la cura per la malattia dello scorbuto, ed è poi stato sintetizzato come vitamina C. Oppure l’acido acetilsalicilico, la comune aspirina, che è una copia degli estratti dell’albero del salice, ben conosciuti sin dagli albori dell’umanità.

Tanto per fare qualche esempio. I ritrovati che imitano i rimedi naturali sono tantissimi. Tuttavia i medicinali di sintesi hanno dei difetti, hanno le controindicazioni, che variano sensibilmente da un soggetto che li utilizza ad un altro. Poi cambiano a seconda del modo di fabbricazione, anche a seconda dei laboratori, ecc. Tutti sanno come possano essere pericolosi questi effetti collaterali, come le insidiose allergie possano determinare gravi danni all’organismo, e quant’altro.

Eppure la composizione chimica è esatta, ed è esattamente uguale al principio chimico della molecola presa a modello. Uguale se ci si limita alle valutazioni che siamo soltanto in grado di fare oggi. Il fatto che questa grande varietà di prodotti, di principi curativi, sia offerta dalla natura deve avere un significato. Se esistono questi rimedi è perché c’è stata una precisa volontà organizzativa al riguardo. Ed è evidente che il fatto stesso che esistano dimostra che la loro essenza è la migliore possibile per l’uso con gli organismi viventi, perché altrimenti la natura dovrebbe creare queste sostanze non necessarie al metabolismo delle cellule che le creano?

Allora ne discende che queste molecole sono sintetizzate nel modo che si adattino perfettamente nello scambio energetico con le cellule presso le quali sono messe a coadiuvare le normali strategie atte ad eliminare gli attacchi degli agenti patogeni. I medicinali questo devono fare, aiutare l’organismo a preparare le naturali difese contro gli attacchi esterni, Non devono soffocare le risorse spontanee dell’organismo e nemmeno modificare il comportamento degli organi preposti al controllo per ottenere un fugace e temporaneo sollievo, o la riduzione dei sintomi, che sono il segnale di allarme.

Qualche semplice nozione di chimica. La branca delle reazioni chimiche che coinvolgono l’ossigeno, l’idrogeno e l’azoto, e saltuariamente qualche altro elemento in piccola misura, viene chiamata chimica organica perché tali composti sono la base dei processi che avvengono negli esseri viventi. Quando i suddetti elementi si trovano a reagire tra loro si legano in vari, anzi molti modi, a seconda di cosa li spinge a legarsi e di come è organizzato l’ambiente attorno. La chimica attribuisce i legami che si vengono a formare alla valenze, di vario tipo, e le condizioni in cui le reazioni avvengono possono richiedere calore, luce, catalizzatori, pressione, ecc.

Alcuni composti assumono disposizioni degli elementi, che le costituiscono, diverse, infatti molti composti sono “chirali”, che vuol dire che assumono una forma speculare, come sono le mani destra e sinistra. Nella maggioranza dei casi le proprietà non cambiano, ma da una parte non si è in grado di ribaltare un tipo nell’altro, dall’altra nelle successive combinazioni con altri composti, invece, le proprietà cambiano moltissimo, come se con la mano destra stringiamo un’altra destra o una sinistra, ci accorgiamo subito della differenza. Vediamo un paio di esempi, i glucidi, e la metanfetamina. Di questa possiamo parlare perché la sua preparazione avviene in molto modi e pur essendo una droga dannosa, tutti i procedimenti di sintesi sono diffusi e ben noti.

Il glucosio è il termine generico che racchiude un gran numero di composti da molecole semplici a gruppi di molecole ricombinate, tra cui il comune zucchero. Le strutture dello zucchero sono molto diverse nella loro funzionalità pur avendo la stessa composizione chimica, derivano infatti da associazioni chirali tali che, ad esempio, una forma è digeribile, mentre l’altra, la simmetrica non lo è. La metanfetamina anch’essa durante il passaggio delle varie combinazioni può incontrare dei costituenti chirali e quindi il prodotto finale cambia di comportamento, mentre un tipo è la potente droga, cioè la d-metanfetamina, l’altro è un farmaco usato contro il raffreddore, la l-metanfetamina ovvero desossiefredina.

Sin qui la chimica attuale. Come si vede i composti avvengono senza controllo, per ottenere una versione racemica bisogna partire da quella base chirale ben definita, non c’è modo di correggere la disposizione degli atomi.

Da molto tempo si pratica uno sfruttamento, per il bene della scienza, di una specie animale antichissima mettendone a rischio anche la sopravvivenza, cioè vengono usati gli individui della specie Limulus polyphemus, o limulo, che vive nel mare della zona atlantica dell’America del nord. Il sangue di questo animale viene estratto dai singoli individui, che poi vengono rimessi nel mare dopo l’asportazione. Tale sangue è azzurrino ed ha la proprietà di reagire ai lipopolisaccaridi dei batteri gram-negativi tramite un fattore di coagulazione formando un gel intorno ad essi. Con una sensibilità altissima, e questo sangue viene usato per il LAL-Test, dalle industrie farmaceutiche, e da altri come le strutture ospedaliere, per garantire la sterilità dei prodotti che fabbricano o usano. Bene, l’industria chimica non è riuscita a copiare gli amebociti contenuti in quel sangue ed il costo, ovviamente, del prodotto naturale è elevatissimo data le scarsità della popolazione dei limuli che acquistano la loro proprietà solo se vivono liberamente in quelle particolari acque.

Più sopra abbiano visto che ora non si deve più parlare di valenze, ma di scambi energetici. La vera natura dell’atomo ci permette di chiarire il fatto che le zone della “parete” dell’atomo risentono dell’equilibrio tra il vortice interno e la zona di contenimento, ovvero tra la quantità di energia e la non uniformità di questa influenza verso le pareti, a causa della differenza geometrica tra il vortice ed il contenimento. E’ quindi evidente che minime variazioni dell’energia producano una distribuzione diversa delle zone di attrazione-repulsione esterna, ciò che la chimica chiama valenze, sia nel valore che nella posizione.

E questo è il motivo per il quale le reazioni di sintesi, che non vengono controllate fino a quel livello, ovvero la chimica, non sono in grado di alterare non la composizione, ma la posizione ed il valore stessi delle cariche di attrazione-repulsione per ottenere le geometrie necessarie al composto. Ad ogni aggiunta di nuove molecole, per costruire il prodotto finale, ogni nuovo apporto deve inserirsi nel giusto posto, come in un “puzzle” perché altrimenti il prodotto finale sarà solo una rozza imitazione, oppure non sarà nulla di utile. E’ necessario operare a livello sub atomico, manipolare i “quanti”, ma per ora la scienza non ha ancora raggiunto tali conoscenze.

(Scarico di responsabilità. Le argomentazioni presentate in seguito sono il collegamento tra i punti per disegnare un quadro generale ed i punti sono informazioni tratte da internet, libere ed accessibili a tutti. Non è nostra volontà muovere critiche o travisare gli studi e gli sforzi dei ricercatori che si occupano di tali questioni. Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico.)

Le molecole di sintesi non sono identiche a quelle naturali, lo sembrano soltanto, i processi chimici non scendono in profondità a strutturare gli atomi nell’esatta modalità che combaci con il lavoro espletato dalle cellule preposte dall’organismo stesso a contrastare l’invasione di patogeni come batteri, veleni o anomalie causate da radiazioni, come ustioni, ecc. Perché quando tali cellule curative sono insufficienti per il compito, l’aiuto deve arrivare da attrezzi compatibili, di atomi dello stesso esatto tipo, di scambi energetici con lo stesso preciso orientamento, se no, diventano, invece che aiuti, degli ostacoli con risultati a volte peggiori del male stesso. O nel migliore dei casi con un aiuto nullo.

Il cervello è protetto da una barriera. La barriera emato-encefalica (BEE) è una unità anatomico-funzionale realizzata dalle particolari caratteristiche delle cellule endoteliali che compongono i vasi del sistema nervoso centrale e ha principalmente una funzione di protezione del tessuto cerebrale dagli elementi nocivi presenti nel sangue, pur tuttavia permettendo il passaggio di sostanze necessarie alle funzioni metaboliche. I batteri penetrano in profondità nel tessuto cerebrale per evitare di essere uccisi da farmaci che non possono attraversare la barriera emato-encefalica.

Tra i vari batteri che insidiano la salute degli organismi viventi, i maggiormente insidiosi sono una trentina di varietà della Borrelia, e l’ordine delle Spirochete, molto simili. I primi sono responsabili di varie malattie, alcune ancora da definire con chiarezza, mentre i secondi sono ormai noti da tempo e sono responsabili della sifilide. Da recenti scoperte si è venuto a sapere che la malattia genericamente chiamata Aids è originata da uno di tali tipi di batteri, modificato artificialmente. La forsennata ricerca del virus Hiv è stata soltanto una disinformazione diffusa da chi aveva l’interesse a confondere le acque, per evitare che venisse scoperta la vera natura della sindrome. In generale tutti i virus non sono portatori di malattie, sono il residuo dell’azione dei germi contro le cellule difensive e possono essere tossici, ma non sono il veicolo della propagazione delle malattie, ne sono le macerie.

Il genere batterico Borrelia è costituito da microrganismi gram negativi a forma spirillare, che possono infettare esseri umani e animali (cervo, ratti, roditori, uccelli, che costituiscono i “serbatoi”) causando malattie infettive note come borreliosi, che in genere vengono trasmesse dagli animali agli umani tramite insetti vettori, che più spesso sono zecche oppure pidocchi. La neuroborreliosi consiste nell’infezione acuta oppure cronica del sistema nervoso centrale da parte di spirochete del genere Borrelia, con possibile meningite, encefalite, vasculite e sintomi a lungo termine simili a quelli della sifilide o di alcune malattie autoimmuni come il LES e la sclerosi multipla.

Si è recentemente scoperto che nel cervello di malati di Alzheimer deceduti era presente il germe Borrelia che era penetrato nonostante le difese. Tale batterio è nascosto in profondità ed è difficile determinarne la presenza, specie nel cervello, e si vede oggi che anche molte altre malattie oggi incurabili ne sono la conseguenza.

Ora, il problema è che questa classe di batteri non viene aggredita dai normali antibiotici, ed ancora più drammatica è la situazione che i farmaci vengono bloccati dalla membrana protettiva. Perché ne vengono bloccati? Perché la barriera emato-encefalica riconosce come struttura molecolare simile i batteri, ma come estranei i farmaci. E come potrebbe essere possibile? Perché le geometrie dei costituenti dei batteri sono le stesse delle molecole della barriera, che lascia passare le sostanze nutrienti, mentre le strutture dei farmaci, pur avendo composti tipici della chimica organica, non hanno gli stessi valori di energia negli atomi che li costituiscono. Occorre quindi operare a livello sub atomico. Nei “quanti”, come si è detto già prima.

La scienza farmacologica cerca di ottenere il passaggio dei farmaci attraverso questa membrana con vari metodi, con una maggiore quantità di liquidi, oppure più facilmente, a mezzo di un vettore di trasporto. Ad esempio glucosio. Agganciando in qualche modo la molecola del farmaco alla molecola del glucosio la risultante riesce a passare, entro certi limiti. attraverso la membrana. Possono essere usati altri vettori, ma vanno constatati un paio di fatti: il glucosio è una sostanza ottenuta con processi che hanno come origine sostanze naturali, come si diceva poc’anzi. La seconda cosa è che anche i batteri sono in grado di trasportare all’interno della membrana molecole estranee a cui si sono legati in qualche modo.

Come atomi di metalli tipo mercurio, alluminio, arsenico, cadmio, ecc. quando questi atomi metallici arrivano nel tessuto cerebrale, vagano seguendo i flussi delle sostanze nutritive e quando incontrano i neuroni li contaminano impedendo il normale funzionamento, come se creassero dei corto circuiti elettrici nel flusso delle micro correnti in gioco. Questa è una semplificazione, di sicuro le moderne ricerche potranno chiarire gli aspetti di tale interferenza. Ma qui stiamo studiando le ragioni della presenza di questi contaminanti, non la loro azione. Non potremmo di certo stabilirlo senza accurate ricerche.

Il batterio stesso opera sui neuroni, a seconda della specie, e come si è detto queste specie sono immuni agli attuali antibiotici, oltre al fatto che gli antibiotici stessi non penetrano direttamente attraverso la barriera. Sono in qualche misura più efficaci antibiotici naturali, contenuti per esempio in micro organismi come alghe, funghi, ecc che sono di per sé in grado di passare attraverso la barriera perché sono scambiati semplicemente come nutrienti.

La prima barriera che i batteri e gli agenti contaminanti incontrano, dopo l’ingestione dei cibi, è lo stomaco che oltre a provvedere alla disgregazione delle molecole complesse mediante enzimi, altri batteri utili e l’ambiente acido, impedisce anche che molti agenti passino in soluzione nel sangue. Tuttavia la griglia è meno rada per permettere il passaggio di vari tipi di molecole dei cibi che verranno poi scomposte dalla cellule che li tratteranno. I farmaci tradizionali riescono a passere attraverso le maglie, ma non completamente, una buona quantità viene espulsa. A meno che non siano presenti alcuni alcaloidi che ne facilitano l’assorbimento, come ad esempio i succhi del frutto pompelmo, che cambiano i dosaggi previsti.

La situazione si deteriora se lo stomaco stesso è infetto da qualche batterio, come la suddetta Borrelia, in questo caso passa facilmente nel sangue, proprio attraverso il trasporto assicurato dai batteri stessi, ogni possibile agente come metalli, altri batteri o altro. I quali, una volta in circolazione, vanno a contaminare ogni organo che richieda il nutrimento dal sangue e quando non ci sia in quella zona un sufficiente numero di cellule difensive. L’organo più vulnerabile è il cervello, infatti dispone di una sua ulteriore protezione con la barriera emato-encefalica, ma come si è visto gli agenti patogeni sono più aggressivi quando vi sono nell’organismo varie situazioni che indeboliscono le difese.

In conclusione, chiediamo, come farebbe Socrate, perché ci sono decine di farmaci antibiotici, alcuni ottenuti con modificazioni di sostanze naturali ed altri con sintesi che agiscono, e non al 100%, solo su alcuni batteri? Mentre il sangue dei limuli agisce al 100% su tutti i batteri? La risposta emerge dalle argomentazioni riportate in questo saggio. Non possiamo fare altro che sperare nella improvvisa illuminazione di qualche nuovo genio, che porti l’umanità a scoprire i segreti di questo nuovo sconfinato campo della scienza che è la quantistica.

Autore : Ben Boux
(traduzione Ben Boux http://www.lanuovaumanita.net)
http://www.lanuovaumanita.net/la-questione-medicinali-e-i–quanti-..html

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