Solo fra Uguali puo’ esistere la Pace!

La competizione è un virus letale di cui tutti soffriamo o almeno una volta abbiamo sofferto nella nostra storia.
L’erba del vicino è sempre più verde è quel detto che ci accompagna dalla culla, che abbiamo sentito ripetere centinaia di volte e i detti diventano più potenti dei mantra talvolta, convincendoci che le cose stiano veramente come ce le raccontano.

Ma a chi appartiene la faccenda di doversi necessariamente sentire più degli altri? Di chi è la voce che dentro sussurra che se non raggiungi un certo risultato, punteggio, voto, riconoscimento, obbiettivo sei un perdente o ancora peggio semplicemente NON SEI? Dio ci parlerebbe cosi? L’alfa e l’omega, l’Uno, l’Universo, il Principio Primo, chiamatelo come vi aggrada, siederebbe con noi al tavolino con l’indice spianato a dire ” Beh guarda il tuo amico, lui si che è figo, mica tu che vai in giro con quel catorcio di macchina o con quella borsa tarocca”. Chi ci parla così quando innestiamo la marcia della competizione? La personcina. L’ego che si è costruito su qualche ferita antica. Di questa incarnazione o di altre.
L’ego che deve schermasi dal suo dolore, che vive nella paura perchè vive nella separazione e nella dualità.

Il principio Ariete conosce da vicino la questione del competere, perchè il competere è una delle vie di accesso più dirette alla guerra. Così cara a Marte, così cara a quella parte di noi che ha bisogno di vendicare i torti subiti. Il Mito ci narra che Marte si porta addosso l’onore ferito della madre Era, la sua furia senza fine per la condotta di Zeus, per tutte le donne divine e non che sono transitate nel suo talamo, per il fatto di essere stata degradata a moglie e seconda. Chi era la consorte di Zeus prima di diventare la legittima Regina degli Dei? Come gli altri era stata ingoiata dal padre Crono/Saturno alla nascita e poi liberata dal fratello Zeus, all’epoca solo liberatore e figlio dei medesimi genitori. La piccola Era fu affidata dunque ad Oceano e Teti perchè la allevassero e divenne la dea del Femminile per eccellenza, della cura, della devozione, dell’accoglienza. Un richiamo troppo forte per il fratello trionfatore della guerra scatenata contro Crono. Secondo alcune versioni del mito Era rifiutò fortemente la corte del fratello nelle prime fasi dei loro incontri. Non le piaceva la sua spavalderia, non le piaceva il modo in cui la faceva sentire preda e priva di potere. Non cedeva così alle lusinghe di quella luce da eroe di cui Zeus era comunque pervaso e che aveva sedotto già molte altre. Secondo certe fonti Zeus aveva infatti già sposato Metis e Temis, delle semi divine a cui però non aveva concesso titoli e che si era presto lasciato alle spalle. Ma Era si pone subito come qualcosa di diverso. Era è femmina perchè portatrice di quell’energia Yin che rappresenta a Zeus il polo antitetico e dunque fortemente agognato. La vuole ad ogni costo, e visto che non riesce a sedurla, si trasforma in un piccolo uccellino che la intenerisce, che accende in lei quell’accoglienza femminile che vince le resistenze. Era lo avvolge al seno solo allora, lo fa entrare nel suo mondo e Zeus a quel punto comprende che siffatta compagna ha bisogno di una legittimazione che alle altre non ha donato.

La chiede in moglie e le da l’onorificenza di Regina dei Divini.
Ma cosa le chiede in cambio?
Era è il femminile su cui trionfa la ragione del Patriarcato. Confinata nel palazzo con una corona in testa è destinata a ferite continue, a vedere e percepire tutti i tradimenti del marito che ha il potere supremo, che non le usa rispetto nè onore. Marte si fa carico del dolore della madre allora e lo porta con sè in quella necessità di affermarsi, di avere la meglio, di essere più degli altri che affonda le radici nell’inferiorità straziante in cui respira l’amata madre. Una madre che forse ama da solo in tutto l’Olimpo. Perchè Era è diventata vendicativa e violenta, ha dimenticato la sua antica dolcezza, l’ ha chiusa a chiave in un baule mentale lontanissimo.
A quale ferita antica obbediamo come Marte con quelle della madre quando lasciamo che le cose ci trascinino nelle spire della competizione?
Quali sono i mostri mentali che ci narrano storie di emarginazione esclusione e inferiorità?
Chirone in Ariete nel Cielo ci chiede di indagare su chi veramente siamo per comprendere che queste ferite non siamo veramente noi. Che possiamo non risolverci in esse.
In un corso in Miracoli è detto che solo fra gli uguali può esistere la pace.

Allora lo sforzo che dovremmo compiere è quello di concentrare l’attenzione sulle cose che ci rendono uguali a chi ci sta attorno, non a quei piccoli terreni dettagli che creano separazione.
Il vostro fratello magari avrà una macchina più performante o una casa più grande, avrà un lavoro ben remunerato o una vita sentimentale più risolta, ma essendo un fratello vive nella divisione e incarnato esattamente come voi e non possiamo sapere di cosa sia fatto il suo cammino e di quali croci sia corredato.
Siamo uguali
Siamo pace.
John Lennon cantava war is over e il giusto complemento era nell’ IF YOU WANT IT.
Vogliatelo.
Ora adesso in tutte le inutili competizioni della vostra vita
Love
Shanti

Autore : Francesca Spades
Fonte : https://www.facebook.com/AstrologiaKarmicaPerAnimeConfuse/
Fonte : https://camminanelsole.com/solo-fra-gli-uguali-puo-esistere-la-pace-di-francesca-spades/

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